Albenga: Vadino nei luoghi del cuore grazie al Pancrazio

I commenti degli esperti

Il pancrazio o giglio di mare
martedì 7 settembre 2010

“Una grande occasione per salvaguardare un pezzo di storia, natura e civiltà locale”.
E’ questo, in estrema sintesi, il commento degli esperti che si stanno interessando alla vicenda del Giglio di mare ad Albenga. Questo raro fiore mediterraneo spontaneo è stato infatti segnalato in alcuni siti proprio sulla spiaggia di Vadino ad Albenga e reso noto sia nell’ambito dell’iniziativa “I luoghi del cuore” del Fai (Fondo Ambiente Italiano), sia da numerosi cittadini albenganesi, segnalato e documentato, con invio di materiale, alle associazioni ambientaliste.

“Il giglio di mare - dice Anna Maria Fedi, presidente del WWF Savona- è una rara specie di giglio bulboso, che deve essere protetta. Dato che ci sono giunte delle segnalazioni della presenza del Pancratium maritimum ad Albenga, ed in particolare in località Vadino, sulla spiaggia ove è presente un cartello riportante a caratteri cubitali la denominazione “ Bagni Lino”, abbiamo dovuto immediatamente interessare Comune e Provincia per la richiesta di salvaguardia di questo spontaneo fiore raro”.

In effetti il pancrazio, o giglio di mare, è proprio una specie che rientra nel progetto della Provincia di Savona: “ Conservazione dei fiori di spiaggia”, che ha l’obiettivo di salvaguardare un importante patrimonio di biodiversità. Dal 1996 la provincia di Savona infatti è impegnata in un programma di monitoraggio della flora delle spiagge con campagne annuali di rilievo in numerosi siti della riviera savonese. Attraverso la promozione della conoscenza di queste particolari piante per favorirne il ritorno sulle nostre spiagge.

Vengono pubblicati opuscoli informativi, organizzate iniziative di divulgazione ed educazione ambientale rivolte alle scuole e promossa la reintroduzione di alcune specie in collaborazione con DIP.TE.RIS sezione Botanica, con l’associazione provinciale Bagni Marini e il vivaio forestale della Comunità Montana Ingauna, in alcune aree protette della provincia, attraverso interventi di conservazione della biodiversità vegetale in situ. “ Era il fiore preferito – dicono i vecchi ingauni- dei pescatori che lo coglievano in mazzi per offrirlo alla Vergine nella Processioni Mariane, che nascevano dalla spontanea fede nei borghi marinari”.


Fonte: Claudio Almanzi



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