Ultimi restauri nella diocesi albenganese

Partono gli appuntamenti dal titolo: “Restauri che ristorano”

Restauri Albenga
sabato 24 ottobre 2009

Una serie di restauri di alto livello sono stati completati nella diocesi di Albenga- Imperia. Proprio per presentare al grande pubblico questi importanti lavori la diocesi ingauna, in collaborazione con il Museo diocesano avvia una serie di appuntamenti dal titolo: “Restauri che ristorano”.

Si tratta - dicono in curia ad Albenga- di una serie di presentazioni di restauri di opere d'arte realizzati nella nostra diocesi ed effettuati dall'Ufficio Beni Culturali della Curia”. Il primo incontro è per sabato pomeriggio alle ore 17. La prima opera ad essere presentata è un dipinto su tavola del 1606 di Orazio De Rossi, l'ultimo dei cosiddetti  Pancalino, genealogia di pittori di origine toscana attivi dalla fine del Quattrocento nella Liguria di Ponente. L'opera, raffigura la Madonna con il Bambino tra i santi Luca e Pietro e proviene dall'oratorio di S. Pietro in Andora. Il restauro è stato lungo e difficile: il quadro torna alla luce dopo un lungo lavoro, reso necessario dalle cattive condizioni in cui l'opera si trovava ed eseguito dal laboratorio Bonifacio di Bussana. A spiegare le varie fasi dell’intervento saranno lo studioso Rolandi Ricci ( che è stato anche lo scopritore dell'opera) ed il restauratore Bonifacio. L'opera rimarrà esposta al Museo Diocesano di Albenga fino al 28 novembre prima di far ritorno alla sua parrocchia d'origine. Ad Albenga intanto è stato anche ultimato il restauro del campanile dell’antica chiesa parrocchiale di Leca, che fino alla fine del XVII secolo era quella di Santa Maria del Bossero. La chiesa ( ubicata nei pressi del cimitero comunale) che si trovava in stato di abbandono, in questi ultimi anni è stata pian piano ripristinata. Ora, con il completamento del restauro della torre campanaria, reso possibile grazie alla generosità di alcuni privati, enti pubblici, del Mistero per i beni culturali e della Fondazione Compagnia di San Paolo di Torino, la struttura è stata salvata dal degrado. I lavori hanno riguardato le superfici esterne, gli elementi lapidei, le sculture, gli intonaci, le finestrelle ( che erano state murate ed ora sono state riaperte) e la copertura della cuspide in ardesia: la scelta è stata fatta in base a documenti nei quali è possibile verificare proprio come erano in origine le coperture di queste tipiche chiese fossero in ardesia.


Fonte: Claudio Almanzi



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