L'ultimo volume di A. Appoacher

Presentato ad Arnasco la sua opera autobiografica

domenica 11 maggio 2008

 

Il critico letterario ingauno Massimo Sannelli ha presentato ad Arnasco l’ultima fatica letteraria della poetessa Antonia Appocher, che questa volta si è cimentata in una personalissima opera autobiografica.

" La vita" ( 58 pagine, edito dalla Beato Bernardino di Feltre) è il titolo del volume che la quasi novantenne, conosciuta nel comprensorio come " Giacoma", ha voluto scrivere per narrare la sua infanzia ed adolescenza, i lunghi periodi di emigrazione in Germania e Svizzera, il Dopoguerra e via via gli anni fino ad oggi. Nata a Fonzaso (Belluno) il 24 dicembre 1919, Antonia Appocher , schiva e riservata, tanto che non ha potuto neppure essere presente all’incontro di presentazione, ci presenta un esempio di quella storia minimalista di cui in Italia c’è ancora tanto bisogno per far sì che non vadano persi i ricordi e le testimonianze di ieri.

Il volume è anche l’occasione per chi non la conoscesse per affrontare il suo mondo minimalista fatto di piccole cose quotidiane e semplici. La Appocher, scrittrice e giornalista, dedica a ciascuno dei principali periodi della sua vita un capitolo e si presenta con sincerità ed immediatezza.
«Il mondo della Appocher – dice Massimo Sannelli – è legato in poesia, agli animali, alla natura, al passare del tempo, alla quotidianità, alla comunicazione, alle cose semplici, all’umanità, ai ricordi di bambina, al suo paese natìo, alla montagna, all’amore ed alla guerra, i cui ricordi sono nitidissimi ancor oggi.
Questo volume in prosa non fa altro che ripresentare questi stessi Temi, ma in una chiave autobiografica".

Molto conosciuta come poetessa, un po’ naif, la Appocher è una delle più interessanti voci della poesia veneta del Novecento, capace di presentare con forza quello stesso mondo dolomitico reso celebre dallo scultore e romanziare Mauro Corona.

" L’opera della Appocher- dice il giornalista e critico letterario Carlo Rossi- è la sintesi di una vita del tutto simile a quella vissuta da migliaia di persone del Feltrino. La bellezza della ruralità campestre, la realtà dell’emigrazione, il travaglio delle vicende famigliari, sono eventi che avrebbero potuto essere raccontati appunto da centinaia di persone. Ma lei non si è negata il piacere- dovere di riprendere in mano la penna per vergare quasi un secolo di ricordi".

Fonte: CLAUDIO ALMANZI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 





Link sponsorizzati


 

Iscriviti gratis! Contattaci

Ricerca l'hotel per la tua vacanza